Il CANE E IL DAVANZALE

17 01 2014

Il cane sul davanzale. Se n’è parlato tanto. La notizia nuda e cruda è questa: un cagnolino viene notato sul davanzale di una finestra al terzo piano di una palazzina in via Roana a Castelfranco. Una visione sorprendente, per non dire allarmante. Le associazioni animaliste insorgono andando fin troppo sopra le righe, come al solito. Intervengono anche gli agenti della Polizia Locale. Vanno dalla famiglia proprietaria del cagnolino per capire cosa succede e si sentono rispondere che la bestiola se ne sta pericolosamente in bilico sul vuoto semplicemente perché gli piace stare lì. In casa è coccolato e tenuto benissimo. Non gli manca niente. Nemmeno la passeggiata con brividi.
“Ama starsene su quel davanzale”, dice la proprietaria, un’anziana signora che quel cagnolino l’ha accolto in casa quando era ancora un randagio precisando che alla finestra c’è arrivato seguendo il figlio quando si affaccia per fumare. Una storia paradossale. A me qualche dubbio lo lascia: cosa vuol dire che al cane piace stare sul davanzale? E poi: perché tenere la finestra chiusa: quando vuole rientrare che fa, bussa? E’ pericoloso, può cadere. E’ una giustificazione assurda. Non metto in discussione i sentimenti. Non parlo di maltrattamenti perché il cane sta bene, ma forse un’omessa custodia ci sta tutta.

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ACCOGLIENZA REGALE

27 04 2012

Vivere gran parte della giornata accanto a un bassethound ti fa scoprire lati inaspettati della personalità di un cane. Isotta, per esempio, va presa per il suo verso. E’ dolcissima e affettuosissima, ma sa anche dosare perfettamente le sue forze (non dico “pigra” perché quello della pigrizia dei bassthound è un mito da sfatare). Esempio: ormai ha deciso che il suo compito principale è accogliere i membri della famiglia che tornano a casa. A qualsiasi ora del giorno e della notte uno di noi rientri, lei esce dalla cuccia, si avvicina scodinzolando (nel mio caso infila la testa in auto non appena apro la portiera), pretende le giuste attenzioni e poi fa da scorta fino all’ingresso. Non salta un solo passaggio. Ma con delle varianti. Non ha paura della pioggia, però odia le pozzanghere. Quindi: se piove sfida gli elementi per portare a termine la sua missione. Ma evitando accuratamente di bagnarsi le zampotte. E’ uno spettacolo vederla zizzagare tra una pozza d’acqua e l’altra con una maestria e agilità insospettate. E poi: il sole. Se è troppo caldo i parametri dell’accoglienza cambiano. L’uscita dalla cuccia c’è sempre, ma il percorso si arresta fino al limitare dell’ombra, non oltre. Arrivata lì, si piazza seduta e inizia a scodinzolare soddisfatta. Impossibile ignorarla anche se, ogni buon educatore canino, direbbe che un cane non va salutato al rientro a casa per non indurlo nell’errore di credersi il “capo” da omaggiare sempre e comunque. Ma le riflessioni su alcune regole educative me le tengo per i prossimi post. Intanto accarezzo la mia nasona….