IL MISTERO DELLA CAGNETTA SCOMPARSA

14 09 2013

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Un piccolo giallo: dal canile sanitario di Ponzano, provincia di Treviso, è sparita una cucciola. Una meticcia di due mesi o poco più, un concentrato di tenerezza e simpatia. Non si trova più. Il che è alquanto strano visto che stiamo parlando di una struttura pubblica, gestita direttamente dall’Usl.
Addetti e volontari L’hanno cercata ovunque, ma inutilmente. Alla fina tutti sono giunti a una conclusione: visto che così piccola non può essere scappata, non si è nascosta, non è stata predata, è stata sicuramente rubata. E in giro per la provincia sono comparsi manifesti che invitano chiunque sappia qualcosa a farsi avanti.
In ogni caso si tratta di un furto strano: la cagnetta è una meticcia, sul mercato non ha alcun valore, ed è pure microchippata con un codice riferito al canile. Al primo controllo veterinario il temerario nuovo padrone verrebbe subito scoperto. Quindi? Niente. Si attendono notizie.

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IL PUMA UGO E LA CAGNETTA LILLY

11 09 2013

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Curiosa la storia del puma di Soresina, provincia di Cremona. Meglio noto come Ugo. Da circa una settima lo cercano un po’ tutti: carabinieri, guardia forestale, polizia provinciale, cacciatori. Lo hanno visto in molti: una quindicina di persone che dicono, grosso modo, le stesse cose. Hanno anche trovato delle tracce molto chiare. Il felino sarebbe un cucciolone fuggito chissà da dove e passa il suo tempo nascosto dentro i tanti campi di mais della zona. Però non sarebbe del tutto vero che non lo trova nessuno: là dove gli esperti falliscono rimediando figure barbine, svetta una bastardina chiamata da tutti Lilly. A quanto pare lei, il puma, lo avrebbe trovato. E lo proteggerebbe.

Si avvicina alle case dove abitualmente trova da mangiare ma il cibo lo prende e lo porta in un luogo segreto, non lo consuma più sul posto come era abituata a fare. Con un salto logico che mi sfugge, almeno non ho trovato nulla al riguardo negli articoli pubblicati online, sono tutti convinti che lo porti al suo amico puma.

Un’alleanza singolare: la cagnetta e il puma. Spero che questa bella storia sia vera e che non intervenga la doppietta di qualche cacciatore a rovinare tutto.

Ps: Un aggiornamento. Pare proprio che il Ugo e Lilly siano inseparabili. Ma, secondo quando scrive Il Giorno, c’è un perché: sarebbero cresciuti assieme e poi abbandonati dallo stesso padrone. Ecco spiegata l’amicizia e la difficoltà di Ugo a sfamarsi da solo.  Lo aiuta Lilly, inseparabile amica.





GUINZAGLI CORTI E PROPRIETARI SCONSIDERATI

9 09 2013

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Notizie di giornata in ordine sparso.

OBBLIGO DI GUINZAGLIO E MUSERUOLA: Venerdì scorso la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato un decreto che introduce qualche novità ai proprietari di cani. Prima cosa: l’obbligo di tenerli al guinzaglio corto, non più di un metro e mezzo, nei luoghi pubblici escluse le aree attrezzate; L’obbligo di avere sempre con se una museruola, rigida o morbida; l’obbligo (sacrosanto) di raccogliere gli escrementi lasciati in giro dai nostri quadrupedi; l’istituzione di patentini per proprietari, corsi organizzati da Usl e Comuni per apprendere le regole di base indispensabili per una corretta convivenza. Queste le cose salienti. Tutto giusto, ma mi viene un po’ da ridere nel pensare a Isotta, temibile bassethound, con la museruola….

LA TRATTA DEI CUCCIOLI: Centosei cuccioli di varie razze, dai chihuahua ai pastori tedeschi, sono stati scoperti all’interno di un furgone fermato dalla Guardia Forestale e dalla Polizia Stradale a San Donà. Proveniva dalla Bulgaria e stata portando il carico in Spagna. La solita, squallida, tratta dei cuccioli. I cagnetti, alcuni in precarie condizioni di salute e con evidenti segni di percosse, erano rinchiusi in minuscole gabbie non più larghe di quaranta centimetri. I due conducenti del furgone sono stati denunciati per traffico illecito di animali da compagnia, maltrattamenti e uso di documenti falsi. Che dire? Questa è una piaga che non avrà mai fine, almeno non fino a quando non si placherà un mercato alimentato da chi ritiene un cagnolino nient’altro che un oggetto per il proprio diletto.

CANE KILLER (O PADRONE SCONSIDERATO?): Una donna di 88 anni, nel messinese, è morta per le ferite riportate dopo l’aggressione subita dal dogo argentino di casa, di proprietà del genero. Di fronte a queste notizie ho sempre la stessa reazione: una tragedia, ma provocata da chi ha preso un cane di quel tipo solo per “status” senza avere la minima idea di come educarlo, inserirlo correttamente in famiglia, correggerne i comportamenti sbagliati. In questa storia perdono tutti.





STORIE A QUATTRO ZAMPE

8 09 2013

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Riprendono le comunicazioni. Isotta è diventata un bassethound adulto di tre anni, testone e adorabile come tutti i rappresentanti della sua razza.  Adora dormire al sole, camminare in campagna e la pasta. E continua a farmi diventare matto. Riprendo il blog, come già fatto altre volte, dandogli però un taglio particolare: fanali puntati sui cani, non solo Isotta, ma visti da uno come me, lontano anni luce dal mondo dei cinofili provetti, dagli standard delle razze, dalle qualità estetiche. Del cane mi attraggono altre cose: il carattere, l’istinto, la capacità di apprendere, la voglia di stare assieme. E, soprattutto, considerata la mia professione, adoro le loro storie. E vorrei proprio che questo blog diventasse un posto di storie a quattro zampe. E anche di Storia: il nostro fedele amico ci ha accompagnato nel corso dei secoli. Sempre accanto, anche quando non ce lo saremmo meritato. Ed è bello guardarsi indietro e vedere le strada percorsa assieme.





ISOTTA E I SOGNI

11 12 2012

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I cani sognano? Direi di sì. Ci sono vari libri sull’attività celebrale canina, ma sinceramente basta osservare i nostri amici a quattro zampe mentre poltriscono in cuccia o sul loro cuscino per non avere più dubbi. Sognano, di certo. Isotta a volte, quando dorme, ringhia: il russare si trasforma piano, piano in un verso molto più affilato, glaciale. Poi sfocia in un ringhio vero, di quelli che in genere riserva ai gatti che si avvicinano alla sua ciotola o al povero Brutalino quando vuole ribadire chi è che comanda. Ma lo fa senza mai aprire gli occhi o muovere un solo muscolo.

Altre volte scodinzola. E’ tranquilla, rilassata, immersa in qualcosa di dolce e profondo. All’improvviso muove la coda felice, come quando uno di noi torna a casa e lei lo saluta con trasporto, quasi non ci vedesse da giorni e non da qualche ora. Altre volte ulula. E’ capitato l’altra notte.

Viste le temperature di questi giorni la facciamo dormire dentro casa. Di sera ci segue in camera e si mette tranquilla sul suo cuscino ai piedi del letto. Non accade mai niente, tranne qualche risveglio un po’ troppo anticipato rispetto alle mie abitudini (noi giornalisti la mattina dormiamo, salvo impegni, un po’ di più…), in genere verso le sei e mezza. Ma non domenica scorsa. Non erano nemmeno le cinque quando dal fondo della stanza il lento russare di Isotta si interrompe e si trasforma in un debole lamento. Ancora non mi sveglio, ma il lamento cresce d’intensità fino a esplodere in un ululato lacerante, potente, da lupo nella steppa. Faccio un balzo, mi ritrovo seduto sul letto e accendo la luce: “Isotta! Cosa succede?”, dico come se veramente mi potesse rispondere. Lei mi guarda un po’ stupita e poi si rimette comoda, acciambellata, a dormire quasi seccata di essere stata sottratta a viva forza dal suo sonno profondo. Lei. Sono ancora mezzo rintronato dal brusco risveglio quando mi giro verso la mia dolce metà. Serafica commenta: “Pensavo fossi tu”. Però, grazie mille….





QUALCHE ISSIMO DI TROPPO

23 11 2012

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Giorno libero, sole, temperatura accettabile per essere fine novembre. Quale occasione migliore per fare una bella passeggiata con Isotta? Lei capisce subito che la giornata butta bene. Non mi ha visto prendere l’auto come al solito. Da sotto l’albero dove si gode il sole distesa come una leonessa nella savana, mi osserva mentre con tutta tranquillità esco di casa, chiudo la porta. Poi mi avvicino all’armadietto dove teniamo guinzaglio e tutte le sue cose e scatta in piedi. Inizia a intuire. La guardo sorridente e le dico: “Andiamo!”. E’ il segnale convenuto. Lei schizza verso di me con un’agilità insolita per un bassethound, si fa mettere il guinzaglio e poi felice si dirige verso l’auto, aspetta che le apra lo sportellone e la carichi dentro (non ci salta, al massimo si mette in piedi sulle zampe: anche se atletica è pur sempre un bassehound). Si parte.

La voglio portare per la prima volta nell’area di sgambatura per cani del comune. Nome un po’ pomposo per indicare l’unico parco della città dove è possibile liberare i nostri amici senza che corrano alcun pericolo.

Quando varchiamo il cancelletto ci sono già un grosso pastore tedesco maschio, tanto grande quanto riservato, un vecchio meticcio con le zampe anteriori praticamente bloccate amorevolmente seguito dalla sua padrona, un Boston terrier (bel cagnolino con muso e orecchie del tutto simili al bouldogue francese ma più piccolino e smilzo) e un staffordshire bull terrier femmina. Attorno due ragazzi e due ragazze, i proprietari.

Il giovane con la tuta grigia, il giubbotto blu, accenno di cresta in testa e l’orecchino è il padrone della staffordshire. Gioca con la sua cagnolina: le lancia un bastone, la palla, le parla, la coccola. Lei risponde sempre felice. Isotta, come la solito, va da tutti: dai bipedi in cerca di carezze, dai quadrupedi per annusare, verificare, giocare. E’ bello, mi piace e Isotta sembra proprio contenta. Fino a quando la staffordshire si ricorda per cosa la sua razza è nata: combattere. Senza alcun preavviso, senza un ringhio, senza un minimo avvertimento, senza niente, si avventa su Isotta come un fulmine. Punta alla gola, si ferma al labbro pendente. Lo azzanna con tutte le sue forze mentre Isotta si lamenta terrorizzata. Sinceramente una scena raccapricciante.

Ci avventiamo in quattro sui due cani: tento di liberare Isotta, ma quella cagnetta di massimo dieci chili ha una forza incredibile. Le ragazze urlano, il padrone le da pugni in testa, l’altro la tira per le zampe: niente. La cagnetta rimane appesa, mascella serrata, sguardo vitreo. Il suo istinto le dice di non mollare e non molla. Intanto il sangue cola a fiotti dalla bocca di Isotta e non so che fare, mi sento impotente e disperato. In due tentiamo di aprire a forza quel morso d’acciaio simile a una tagliola, alla fine si arrende ma saranno passati tre-quattro minuti di puro orrore. Isotta più che spaventata è sbigottita: in due anni e mezzo di vita mai le era capitata una cosa del genere. Ha il muso sporco di sangue, le cola fin sulle zampe. Il labbro ha un buco evidente, lei si lecca in continuazione. Intanto l’altra viene portata lontano e tutti i cani presenti messi al guinzaglio.

“Mi scusi, mi scusi tanto – fa il giovane in evidente imbarazzo – non si preoccupi, se va dal veterinario copro tutto io”. “Credo bene”, penso tra me e me. Non ho nemmeno la forza di pronunciare una parola. L’unica cosa che mi interesse è Isotta, capire come sta. E’ sicuramente scossa e, sangue a parte, mi sembra tutto a posto. La porto via.

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A casa, in attesa della visita dal veterinario, cerco qualche notizia sullo staffordshire bull terrier. Su un libro trovo questa descrizione: “E’ un cane dolcissimo, equilibratissimo, che vive in perenne adorazione del padrone e gradirebbe anche vivergli in braccio dal mattino alla sera. E’ un compagno affidabilissimo per i bambini. Il suo passato da combattente è completamente dimenticato, tant’è vero che un cucciolo ben socializzato diventa amichevole anche verso i conspecifici: solo se provocato può reagire…e in tal caso bisogna intervenire prontamente perché la sua presa è sempre micidiale. può essere un buon guardiano, ma non bisogna stimolare la sua aggressività”.

Non commento, ma forse c’è qualche “issimo” di troppo.





CIAO “PIPPO”

21 08 2012

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Ciao Pipino, ci mancherai un sacco. Poche parole e già non so più cosa scrivere per un cagnolino che ci ha lasciato dopo 17 anni, famoso per il suo “caratterino”, ferocemente attaccato alla vita e alla sua famiglia. Lo abbiamo accompagnato fino alla fine. Anzi: lui ha accompagnato noi. Mi fermo qui. Prima di chiudere voglio però citare un passaggio del libro “Cani di sangue blu” di Oscar Grazioli. Riporta quanto scritto da Eugene O’Neill, grande drammaturgo americano, alla morte del suo Dalmata Blemie, di cui ha immaginato le ultime volontà prima dell’addio più definitivo che ci sia.

“Ogni volta che mi verrete a trovare pensate con rammarico, ma anche con gioia, alle lunga e felice vita che ho passato con voi. Dite “qui giace uno che ci ha amato e che noi abbiamo amato”. Per quanto profondo sia il mio sonno, io vi ascolterò e per quanto grande sia il potere della morte, non riuscirà a impedirmi di scodinzolare”. 

Ciao Pippo.