A LILLY NON PIACCIONO LE BECCACCE

19 06 2012

Questa è la storia di Lilly (nome di fantasia) una splendida setter inglese di un anno. Ha un pedigree lungo così: nobili origini, razza purissima. E’ nata in un allevamento del coneglianese: bianca e nera, pacioccosa da piccola, leggiadra ed elegante da grande. E’ talmente bella che viene subito adocchiata da una cacciatore della zona. E’ alla ricerca del compagno giusto per la caccia alla beccaccia e il setter, cane da punta per eccellenza, fa esattamente al caso suo. Gira parecchi allevamenti, esamina varie cucciolate, alla fine sceglie lei: Lilly. La cagnetta non aspetta altro: un padrone a cui affezionarsi e con cui andare in giro per le campagna. Anche a cacciare, certo: in fin dei conti il setter quello fa.

All’inizio procede tutto per il meglio. Il cacciatore addestra il suo cane, lo inizia alla pratica venatoria. Tutto sommato gli piace, ma si accorge subito che Lilly ha un grosso difetto: è troppo buona, troppo “coccolosa”. Qualità poco adatte per una cacciatrice: quando si punta una preda non c’è spazio per le smancerie, bisogna avere l’istinto del killer. E Lilly non ce l’ha. Il cacciatore se ne rende conto ogni giorno che passa.

La caccia con i cani da ferma è molto cambiata. Adesso i cacciatori mettono un dispositivo Gps sul collare del loro compagno a quattro zampe e poi lo liberano per i campi o nel folto del bosco. Ne seguono i movimenti attraverso un palmare, quando si accorgono che si è femato lo raggiungono, guardano nella direzione verso cui sta puntando e sparano alla preda. La tecnologia ha tolto alla caccia quel pizzico di romanticismo (se mai ce n’è stato), ha cancellato quel minimo di competizione tra preda e predatore.

Lilly non è fatta per queste cose. Il cacciatore lo capisce dopo innumerevoli tentativi. La lancia sulle tracce di beccacce e affini, guada il palmare per capire dove sta andando ma poi se la vede sempre ritornare indietro. Alla cagnolina le beccacce non interessano. Non le piace stare ferma in posizione di punta. Preferisce di gran lunga prodursi in lunghe sgroppate e poi tornare dal suo padrone per ricevere una carezza, una coccola e, se ci scappa, un bocconcino. Come cane da punta è un vero disastro. ma ha un cuore grande così. Il suo padrone no.

Purtroppo qualche cacciatore (non tutti per fortuna) al posto del cuore ha una pietra. E molto probabilmente anche al posto del cervello. Il personaggio in questione poi spicca per malvagità e ottusità: visto che Lilly non è utile per la caccia, allora non serve a niente. E come ogni cosa che non serve, va buttata, eliminata, cancellata. Decide quindi di ucciderla. C’è poco da stupirsi: in certe zone funziona ancora così. I cani da caccia vivono in gabbie e vengono liberati solo per le battute. Quando diventano vecchi e stanchi la loro sorte è ricevere una pallottola in fronte e finire sotto un paio di metri di terra. Fine. E Lilly sarebbe andata verso questo destino atroce dopo nemmeno un anno di vita, allegra e fiduciosa come sempre.

A sentenza già decisa, interviene un’amica di famiglia. Una donna di animo nobile, guarda negli occhi Lilly e capisce che non può finire in questo modo. Affronta a viso aperto il cacciatore con una pietra al posto del cuore e dice irata: “Cosa fai? Sei impazzito? Perché vuoi ucciderla? Dalla a me che ci penso io”. L’uomo tentenna, nicchia. Non vorrebbe che, poi, quel cane finisse nelle mani di qualche altro rivale in caccia, qualcuno in grado di addestrarlo meglio e di trasformarlo nel predatore che non è. E’ un pensiero comune tra alcuni cacciatori troppo abituati a considerare tutto quello che li circonda come “cose” da usare e gettare. Non è convinto, ma alla fine cede e regala Lilly alla donna.

Per la cagnetta tutto cambia all’improvviso. Si ritrova in una casa nuova, in mezzo a gente che non conosce. Ma è fiduciosa e allegra come sempre. I cani sono così: sempre pronti a darci una seconda possibilità. Però la donna non può tenerla con se, preferisce cederla a un canile. E per Lilly tutto cambia ancora una volta. Ma adesso il suo orizzonte è limitato da una rete, il suo mondo da una ciotola e da una cuccia, non può più correre liberamente ma deve farsi bastare qualche camminata al guinzaglio. Diventa triste, ma non perde la sua indole dolce e giocosa. Chissà perché, ma degli uomini continua a fidarsi.

Passa qualche settimana e al canile arriva una donna. Tre mesi prima ha perso la sua bastardina, morta dopo una vita passata assieme. Un dolore grande, immenso. Ma ha deciso che è ora di colmare il vuoto. Vede Lilly e se ne innamora subito. La sera stessa l’ha già portata a casa. E la vita ricomincia.

Adesso la giovane setter corre spensierata per i campi, felice, incredibilmente attaccata a quella donna che le  ha regalato un dono magnifico. E per giunta non deve più badare alle beccacce. E’ contento anche il marito della signora, un politico locale abituato a fare la voce grossa durante i comizi ma in grado di commuoversi davanti a una coda che scodinzola. A volte le storie hanno veramente un lieto fine.

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