Il dolore prima della gioia

13 03 2011

“Guarda che bello!”. Stava saltellando gioioso accanto alla sua padroncina, una ragazzina bionda che procedeva gustandosi un gelato. Lui, coda rigorosamente all’aria, ritta come una baionetta con l’inconfondibile punta bianca agitata felicemente, era un Bassethound forse di un anno. Bello, nero e bianco, orecchie volteggianti. Nella piazza assolata di Menton, all’inizio della Costa Azzurra, formava una coppia perfetta con la bambina che se lo portava a tranquillamente a spasso.

Io e Lina, seduti a un tavolino per una sosta sulla via della Provenza in un bel lunedì di giugno 2009, sorseggiavamo del buon rosè godendoci quel primo sprazzo di vacanza e di sole, osservando divertiti la scena.

C’è poco da fare. Il Basetthound è sempre stato il mio cane preferito. Non c’è un perchè. Da profano ho sempre ammirato la dolcezza di quell’espressione da finto triste. Non conoscendolo, mi ha colpito la sua indole docile, placida, tendente alla pigrizia: un po’ come me. Ho sempre sperato di poter passare qualche anno della mia vita in compagnia di un cane del genere. In quella mattina assolata, di fronte a quel gioioso cucciolone, la mia convinzione si è fatta più forte. Ma è rimasta lì, confinata nel cassetto delle cose che si vorrebbe fare ma che non si faranno mai. Dopo quella breve sosta il viaggio è proseguito dolcemente, come sempre quando caliamo nel nostro rifugio provenzale. Il desiderio di un Bassethound a rallegrare la nostra casa, e il nostra ampio giardino, è rimasto tale per almeno un anno.

Poi verso aprile 2010, a un paio di mesi dalla fatidica soglia dei miei primi quarant’anni, Lina mi dice: “Sempre convinto sul cane?”. Sul momento non capisco e lei di fronte alla mia espressione ebete, precisa: “Sì, il tuo cane, quello con le orecchie lunghe. Il bassethound…”. Come in un lampo mi ritornano in mente le immagini della piazzetta di Menton, di quel gioioso cucciolone. Mi rallegro e rispondo con un vago: “Sì, certo”. “Tra un po’ è il tuo compleanno e potremmo pensare di prenderne uno. Se sei d’accordo, basta che sia una femmina”. Scontato l’assenso, sottolineato da un deciso movimento del capo. Un bassethound! Finalmente.

Aprile e maggio passano alla ricerca dell’allevatore giusto. Spulciando annunci e grazie al passaparola troviamo una cucciolata a Pieve di Soligo. Immediata telefonata alla proprietaria, una ragazza molto gentile, e la prima doccia fredda: “Mi dispiace, ma abbiamo dato via l’ultima cagnetta proprio oggi”. Delusione. Non è semplicissimo trovare cucciolate di questa razza. Soprattutto non è semplicissimo trovarne vicino casa. Dopo un paio di giorni, mentre eravamo a cena nella nostra cucina, Lina alza gli occhi dice con come se niente fosse: “Mi ha richiamato la tipa del cane. Dice che, se vogliamo, la cucciola è disponibile. L’aveva promessa a una coppia di ragazzi, ma poi ci ha ripensato perchè volevano farla vivere in un appartamento troppo piccolo per lei”.

“Chiamiamola subito!”. “Già fatto – sorride – l’andiamo a vedere lunedì, ma le ho chiesto di spedirmi delle foto”.

Via mail ci arriva l’immagine di una cucciolotta di due mesi e mezzo, bianca e nera. E’ seduta su un prato, classica espressione da bassethound perplesso. Una meraviglia. Anche Lina se ne innamora subito.

Arriva domenica pomeriggio e io non faccio altro che pensare all’incontro dell’indomani con la cagnetta dalle lunghe orecchie quando sento il telefonino di Lina suonare, lei rispondere e poi chiudere con un tono funereo. Arriva in salotto e mi fa: “La cucciola non c’è più”. “Come non c’è più?”. “Purtroppo è morta questa mattina. La ragazza dice che l’ha portata dal veterinario per le vaccinazioni. Tornati a casa ha avuto convulsioni, è stata male, si è irrigidita. A nulla sono valse le cure immediate. E’ morta. Il veterinario le ha confermato che può capitare”.

L’ho vista solo in foto, non ho nemmeno pensato a un nome, ma il cuore mi si spezza. “Direi che come segnale può bastare – rispondo rattristito e incavolato nero – basta cani”.

Passa un mese, il giorno del compleanno si avvicina, al bassethound non ci penso più, o almeno cerco. Ma le sorprese sono sempre dietro l’angolo. A metà maggio scopro finalmente il significato di certi sorrisetti, occhiate sfuggenti, discorsi lasciati a metà quando entravo in una stanza dove Lina in quel momento confabulava con gli amici più stretti. Alla fine rivela: “Senti, se sei d’accordo avrei una proposta da farti. Qui vicino, a Villorba, c’è una signora che ha una cucciolata di bassethound da sistemare. Che ne dici? Andiamo a dare un’occhiata?”. Certo che sì.

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