I DUE TELEGRAMMI

21 03 2008

Venne definito “un eccessivo ingombro delle linee telegrafiche”, e non senza ragione. Ottomila parole messe una accanto all’altra, un costo improponibile per chiunque (parlando di persone normali, ovviamente) tranne che per un funzionario dell’ambascita americana a Mosca. Era il 22 febbraio 1946. George F. Kennan, di sera, prese carta e penna e tentò di rispondere ai quesiti sempre più preoccupati che arrivavano da Washington. La scena internazionale ribolliva: finita la seconda guerra mondiale, i rapporti tra gli ormai ex alleati Unione Sovietica e Stati Uniti erano ai minimi termini. Stalin premeva per avere concessioni territoriali in Turchia e l’amministrazione delle ex colonie italiane in Nord Africa. In pratica voleva porti sicuri e basi importanti nel Mediterraneo. Truman, per tutta risposta, schierò la Sesta Flotta. Nelle ambasciate tutti si chiedevano perchè l’Unione Sovietica stesse alzando la posta dopo la “spartizione” dell’Europa. A tutti rispose Kennan con un telegramma – passato alla storia (appunto) come “telegramma di Kennan” – che segnò una svolta nei rapporti tra Usa e Urss. Cosa scrisse, e poi dettò, il giovane funzionario? In poche parole: l’atteggiamento intransigente ed aggressivo di Stalin verso l’esterno era dovuto per giustificare la “dittatura senza la quale non sapevano (i sovietici ndr) come governare”. Quindi ogni concessione fatta non avrebbe cambiato i rapporti internazionali perchè la posta sarebbe salita e raggiunto un obiettivo Stalin ne avrebbe puntato un altro. Una guerra non avrebbe risolto la situazione. Kennan invece suggeriva una strategia di contenimento delle tendenze espansionistiche sovietiche in attesa che un leader del Cremlino si rendesse conto della insensatezza di una simile condotta.

Una spiegazione semplice se letta con gli occhi di oggi, ma che allora fece cadere ogni ipocrisia e indirizzò la politica Usa nei decenni successivi.

Ovviamente il telegramma non rimase segreto per nulla. Arrivò ben presto nelle mani di Stalin che, in tutta risposta, obbligò il proprio ambasciatore a Washington, Nikolaj Novikov, e scrivere un contro-documento sulla politica Usa. Ne uscì un ritratto che metteva in dubbio la solidità dei rapporti tra i paesi capitalisti, su tutti Usa e Gran Bretagna, e sottolineava le tendenze imperialiste americane. Telegramma che suscitò reazioni minori.

Sono, queste, due pietre miliari nella storia della Guerra Fredda. Storia, che riletta, offre ancora tantissimi spunti.

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