CHURCHILL E L’INVIATO

21 03 2008

Storie di giornalisti, editori, ministri, guerra. Storie di uomini che, se peragonati ad un paio di persone che mi girano attorno, aumentano il mio livello medio di depressione.

Nell’estate del 1914 Arthur Moore, inviato del Times di Londra, stava seguendo il corpo di spedizione inglese in Francia, lungo l’incandescente fronte della Prima Guerra Mondiale. Francesi e inglesi, in quel periodo, non se la passavano bene. Le loro armate erano costrette a precipitose ritirate di fronte all’avanzare degli eserciti del Kaiser. Il nord della Francia era il palcoscenico di una tragedia. In agosto le truppe inglesi si stavano ritirando da Mons, nei pressi di Amiens. Moore scrisse una corrispendenza toccante, tragica. Di fronte allo spettacolo dei soldati inglesi costretti ad abbandonare precipitosamente le proprie posizioni parlò di “sconfitta tragica”, di “resti di regimenti malridotti”, di “marce senza soste”. Immagini ben lontane da quelle strombazzate dalla propaganda che, come al solito, abbondava di retorica e brillanti vittorie.

Gli articoli di Moore mandarono sotto choc l’opinione pubblica inglese, misero in difficoltà il governo. Perchè? Perchè descrivevano la verità. Winston Churchill, al tempo ministro della Guerra, scrisse una lettere di fuoco all’editore del Times. Disse di non aver mai visto un corrispondente di guerra farsi prendere così dal panico, sottolineò come simili articoli, uniti all’autorevolezza del Times, potessero avere effetti deleteri sul morale della nazione e sulle decisioni di quei paesi ancora titubanti sull’opportunità di appoggiare inglesi e francesi nelle operazioni belliche.

Cosa fece l’editore? Richiamò il suo direttore chiedendo di mettere a tacere un inviato troppo zelante? No. Pubblicò la lettera di Churchill e continuò a pubblicare le corrispondenze di Moore.

Non chiedetemi cosa farebbero, non in circostanze simili ma in situazioni infinitamente meno gravi, certi personaggi di mia conoscenza….

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One response

24 03 2008
CasoBeffardo

Ma il problema non si pone in partenza 🙂

Sapendo che le corrispondenze dell’inviato potrebbero dare fastidio a qualcuno, subito dopo averle ricevute telefonerebbero al politico di turno, le sottoporrebbero, le casserebbero, e farebbero il pezzo con le agenzie… Quindi, di solito, risparmierebbero non inviando giornalisti.

Buona Pasqua in ritardo

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