DOVE ERAVATE?

9 03 2008

Bello l’articolo di Giuseppe D’Avanzo pubblicato ieri da Repubblica. Un viaggio fatto ai giorni nostri sui luoghi di una delle tante tragedie italiane del dopoguerra, forse quella che più ha segnato l’ultima parte della nostra storia: il rapimento di Aldo Moro avvenuto il 16 marzo del 1978. Bello l’articolo, se vi capita sotto mano (basta una banale ricerca sul sito di Repubblica.it o su google) leggetelo. Ad un certo punto c’è una riflessione: “Non c’è chi non ricordi dov’era e con chi in quel momento, che cosa disse e fece in quel momento preciso quando seppe che cosa era accaduto a Roma”. Ne sono convinto pure io. La stessa cosa accumuna molti americani, ma non solo, quando si parla dell’omicidio Kennedy. Per non citare l’11 settembre 2001. Noi abbiamo Moro.

Dove eravate voi? Io, quel 16 marzo, ero a scuola. Terza elementare, uno di quei ricordi dai confini confusi, ma tremdendamente chiari nella loro sostanza. Non avevo la più pallida idea di chi fosse Aldo Moro, i miei interessi non andavano al di là della scuola, della ricreazione, di Topolino, delle macchinette, delle costruzioni, dei giri in bicicletta e delle battaglie con i soldatini. Però ricordo, ancora oggi, molto nitidamente la bidella che entra in classe durante la lezione e chiama fuori la maestra, una signora che non mi stava nemmeno troppo simpatica. La maestra che rientra e dice: “Oggi è successa una cosa molto brutta. Quando tornate a casa state con i vostri genitori e non uscite per nessun motivo”.

Vallo a spiegare ad una classe di bambini di otto anni che era appena stato rapito dalle Brigate Rosse (sapevo che era una cosa brutta solo perchè, ogni giorno, guardavo annoiato il telegiornale della sera assieme alla famiglia in attesa che finisse) forse l’uomo politico più importante d’Italia, vallo a spiegare poi cosa voleva dire “primo governo con i comunisti” e amenità (per noi bimbi di quegli anni) di questo genere. L’unica cosa che eravamo in grado di percepire era quell’atmosfera divenuta pesante all’improvviso, quei volti tirati degli adulti, un timore e una preoccupazione mai avvertiti prima. Questo mi è rimasto di quel 16 marzo 1978.

E voi? Dove eravate?

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5 responses

13 03 2008
ta

Ero a scuola anch’io. L’ultimo anno delle superiori. Preparavo la maturità. Non ne volevo più sapere di manifestazioni, volantini, sinistra extraparlamentare e sinistra storica. Il sequestro Moro allungava il tunnel degli anni di piombo. Odio gratuito, scaturito da un modo dire, di vestire, di atteggiarsi, di un colore. Una follia. Il clima che si percepiva era qualcosa di ovvio e scontato: non cedere ai brigatisti. Lo Stato, il senso dello Stato deve prevalere, non si tratta con i delinquenti. Se proprio il sacrificio deve essere necessario… Moro, vivo, non ne usciva. Questo era sicuro dal primo giorno.
Non mi ricordo il momento esatto, cosa facevo quando ho saputo del rapimento, ma mi ricordo queste sensazioni, quelle di ogni giorno quando leggevo i giornali e ascoltavo la televisione, quel clima di disperazione scontata, forse un pò trascurata da quelli che quell’anno pensavano a raggiungere un diploma, la prima tappa del futuro della propria vita. Moro è stato il dovuto agnello sacrificale, non c’è dubbio. Scendere a patti con le BR per sua vita, avrebbe voluto significare che lo Stato era debole, non valeva nulla, che le BR avevavo consistenza, valevano, contavano, condizionavano. La parola d’ordine era: nessun ricatto dalle BR, non si cede. L’Italia mi sembrava superata, indietro, in preda alla propria follia, per fortuna limitata ai confini nazionali. Sognavo di andarmene a Londra, volevo vedere un’altro mondo. Ed è quello che ho fatto. Per scoprire, dopo un anno, che esitono altri mondi, altre percezioni, altre soluzioni. Sono passati trent’anni. I network italiani continuano ad ignorare che esistono realtà diverse oltre i confini nazionali, non c’è da nessuna parte una panoramica estera che ci faccia capire che esistono altre dimensioni con cui paragonarci. Per quello continuiamo a vivere come una colpa nazionale il dramma di Aldo Moro.

16 03 2008
MARIA

Ero in ospedale Fatebenefratelli di Milano, con mio figlio di 1 anno, quando la notizia mi raggiunse, avevo 22 anni allora .Mio padre di fede Cristiana mi telefonò piangendo……..da oggi disse ,l’Italia non sarà più la stessa.
Purtroppo è cambiata la politica i politicanti un pò meno ,ma come Aldo Moro
non ce ne saranno mai più. PREGHERO’ per lui e gli uomini della sua scorta questa sera. I

16 03 2008
MARIA

Che disperazione quel giorno che sembra tanto lontano, ma cosi’vicino nell’anima.Ero in ospedale con mio figlio di 1 anno. Avevo 22 anni e di politica sapevo poco.Mio padre democristiano era angosciato per i cambiamenti che sarebbero avvenuti (diceva lui ) che sarebbero stati deleteri per la nostra democrazia. UN GRAZIE AD ALDO MORO E AGLI UOMINI DELLA SUA SCORTA e una grande richiesta di PERDONO per quello che i nostri uomini al governo di allora non hanno voluto o saputo fare!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

GRAZIE MORO gli anni di mio figlio mi rinnoveranno per sempre quel giorno

17 03 2008
Franca Centra

Una breve e ancora dolente testimonianza con un interrogativo restato senza risposta.
Ero a scuola e al cambio dell’ora di italiano (ITIS A. Volta di Palermo) uscendo dall’aula ho sentito quasi sussurrare la notizia incredibile -provocazione, scherzo di dubbio gusto, altro?- che mi ha fatto precipitare verso la sala professori per saperne di più . Perplessa e incredula , ancora nel corridoio, mi sono vista quasi travolgere da un piccolo drappello di studenti di altre classi, scalmanati, che correva urlando: “E’ stato rapito Moro!”. Ho rallentato i miei passi sconcertata: i ragazzi sembravano elettrizzati dalla notizia, quasi una incredibile affermazione della trasgressione, il massimo credibile in quegli anni di piombo!.. Era il ’78: ogni anno, ormai, ancora scioperi, assemblee, occupazioni d’istituto, anche se non sempre, o quasi mai , si aveva coscienza della ricchezza di novità e possibilità che il ’68 aveva prospettato alla scuola e alla società. Si parlava, si discuteva nelle classi e fuori, ma certo non si poteva dire che i nostri studenti avessero maturato i contenuti sociali e politici che in un senso o nell’altro andavano sbandierando anche scontrandosi tra loro. Ma ora questo inatteso, incredibile avvenimento era sentito forse come una conquista, una vittoria? Di chi? Su chi? In seguito c’è stata la possibilità di discutere il significato dell’azione delle Brigate rosse o nere, in questo caso e nei precedenti, della fermezza o meno della posizione dello stato, ma la funzione del prof. era solo quella di sollecitare una riflessione, far maturare il ragionamento. Quando si arrivò al triste epilogo del rapimento Moro non si può certo colpevolizzare la leggerezza degli anni dell’adolescenza se i ragazzi di allora non si sono resi conto del valore dell’uomo che è stato sacrificato e di quanto lo stato e la società abbiano perso con la sua scomparsa. Ben altre sono le responsabilità di quanti si son resi colpevoli!
Ricordo che il giorno del ritrovamento del corpo di Moro abbiamo convocato quasi subito una assemblea d’Istituto in cui i professori volutamente non hanno preso la parola, proprio per ascoltare i giovani. Non ci sono stati molti discorsi, ma qualche riflessione più matura e convinta da parte loro.
Di quel giorno di triste memoria, insieme al rimpianto per la scomparsa di un uomo prezioso, mi resta, con l’eco di quei primi schiamazzi inspiegabili, il dubbio che la scuola – ieri come oggi – non riesca a raggiungere l’anima oltre che le menti a lei affidate. Ed è forse proprio nell’esempio di Moro, nella sua profonda umanità di padre, credente, uomo di cultura, statista insigne, promotore di dialogo, che possiamo trovare un punto di riferimento per la nostra gioventù, trarre un insegnamento e una guida in questi momenti così difficili in cui sembra imperare la dissennatezza e la banalità.

17 03 2008
leisole

Ho lanciato una una domanda – “dove eravate?” – e sono arrivate quattro belle storie che mi danno enorme soddisfazione. Grazie a tutti. E ora rilancio: “dove eravata quel giorno, cosa vi è rimasto?”.

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