“E’ LEI!”

12 04 2011


Domenica pomeriggio. La casa è una bella villetta a due passi da una rotonda piuttosto trafficata. E’ immersa nella tranquillità dell’estate trevigiana. Ai lati del cancello d’ingresso ci sono due piccole statue stilizzate: una è un basethound seduto col naso per aria, l’altra è un gatto di razza Maine Coon, gli enormi felini domestici a pelo lungo. Attorno alla casa un grande giardino ricco di ombra e alberi da frutto. L’atmosfera è serena nonostante una delle strade più trafficate della provincia scorra a pochi metri. Lasciamo l’auto a poca distanza. Nemmeno il tempo di suonare il campanello e veniamo accolti da un gioioso frastuono. Al di là della cancellata, sotto un portico due bassethound ci osservano curiosi. Sono cani adulti, magnifici. Vedendoci entrare, si alzano. Siamo delle curiose novità planate nel loro mondo.

Fatti i primi passi veniamo assaliti da due nasoni che cominciano a frugarci. Del resto il bassethound è così: tutto il suo universo passa per quelle narici spalancate, per quel “tartufo” nero così importante per la sua esistenza. “Vive” di odori.
Quei cani, maschio e femmina, annusandoci freneticamente sembrano dirci: “Benvenuti, chi siete?”. Nemmeno da sottolineare che mi piacciono subito. Ma la curiosità di vedere i cuccioli aumenta. La signora, che si è costruita una robusta fama di allevatrice di Main Coon tra cui un paio di esemplari campioni del mondo, è gentile e appassionata. Negli anni ha scoperto di avere un debole anche per il bassethound, per la sua docilità e la predisposizione ad andare d’accordo con tutti, gatti compresi. E’ quindi entrata in possesso di una coppia di “campioni” con tanto di pedigree a cui, col tempo, ha aggiunto un’altra femmina. Dopo innumerevoli tentativi i primi due hanno finalmente generato una splendida prole.
Ed eccola lì. Entriamo in una grande e luminosa taverna. Al centro c’è un box dove sotto la mamma dormono pacifici sei cuccioli di un mese. Sono splendidi, tutti orecchie e nasoni. Mi sporgo, osservo. E la vedo subito: si muove nella massa dei fratellini, ha un cipiglio che imparerò a conoscere molto bene. E’ bianca e marrone. Sulla testa ha una macchia a forma di saetta. Inconfondibile. La guardo sorridendo. Mi piace come si fa largo per arrivare il più vicino possibile alla mamma. La prendo in braccio e la scintilla scocca subito. Mi lecca debolmente, ma quell’espressione placida, quasi triste, mi conquista. Dentro di me penso: “E’ lei”. La metto per terra e le scatto una foto, la prima. Poi la ripongo accanto alla madre. E’ ancora troppo presto per portarla a casa. Deve imparare a vivere, a stare al mondo. E quei cinque batufoli di fratellini uniti a genitori attenti sono i migliori maestri. “Come la volete chiamare?”. “Il nome? Isotta”, rispondo. Benvenuta.





Il dolore prima della gioia

13 03 2011

“Guarda che bello!”. Stava saltellando gioioso accanto alla sua padroncina, una ragazzina bionda che procedeva gustandosi un gelato. Lui, coda rigorosamente all’aria, ritta come una baionetta con l’inconfondibile punta bianca agitata felicemente, era un Bassethound forse di un anno. Bello, nero e bianco, orecchie volteggianti. Nella piazza assolata di Menton, all’inizio della Costa Azzurra, formava una coppia perfetta con la bambina che se lo portava a tranquillamente a spasso.

Io e Lina, seduti a un tavolino per una sosta sulla via della Provenza in un bel lunedì di giugno 2009, sorseggiavamo del buon rosè godendoci quel primo sprazzo di vacanza e di sole, osservando divertiti la scena.

C’è poco da fare. Il Basetthound è sempre stato il mio cane preferito. Non c’è un perchè. Da profano ho sempre ammirato la dolcezza di quell’espressione da finto triste. Non conoscendolo, mi ha colpito la sua indole docile, placida, tendente alla pigrizia: un po’ come me. Ho sempre sperato di poter passare qualche anno della mia vita in compagnia di un cane del genere. In quella mattina assolata, di fronte a quel gioioso cucciolone, la mia convinzione si è fatta più forte. Ma è rimasta lì, confinata nel cassetto delle cose che si vorrebbe fare ma che non si faranno mai. Dopo quella breve sosta il viaggio è proseguito dolcemente, come sempre quando caliamo nel nostro rifugio provenzale. Il desiderio di un Bassethound a rallegrare la nostra casa, e il nostra ampio giardino, è rimasto tale per almeno un anno.

Poi verso aprile 2010, a un paio di mesi dalla fatidica soglia dei miei primi quarant’anni, Lina mi dice: “Sempre convinto sul cane?”. Sul momento non capisco e lei di fronte alla mia espressione ebete, precisa: “Sì, il tuo cane, quello con le orecchie lunghe. Il bassethound…”. Come in un lampo mi ritornano in mente le immagini della piazzetta di Menton, di quel gioioso cucciolone. Mi rallegro e rispondo con un vago: “Sì, certo”. “Tra un po’ è il tuo compleanno e potremmo pensare di prenderne uno. Se sei d’accordo, basta che sia una femmina”. Scontato l’assenso, sottolineato da un deciso movimento del capo. Un bassethound! Finalmente.

Aprile e maggio passano alla ricerca dell’allevatore giusto. Spulciando annunci e grazie al passaparola troviamo una cucciolata a Pieve di Soligo. Immediata telefonata alla proprietaria, una ragazza molto gentile, e la prima doccia fredda: “Mi dispiace, ma abbiamo dato via l’ultima cagnetta proprio oggi”. Delusione. Non è semplicissimo trovare cucciolate di questa razza. Soprattutto non è semplicissimo trovarne vicino casa. Dopo un paio di giorni, mentre eravamo a cena nella nostra cucina, Lina alza gli occhi dice con come se niente fosse: “Mi ha richiamato la tipa del cane. Dice che, se vogliamo, la cucciola è disponibile. L’aveva promessa a una coppia di ragazzi, ma poi ci ha ripensato perchè volevano farla vivere in un appartamento troppo piccolo per lei”.

“Chiamiamola subito!”. “Già fatto – sorride – l’andiamo a vedere lunedì, ma le ho chiesto di spedirmi delle foto”.

Via mail ci arriva l’immagine di una cucciolotta di due mesi e mezzo, bianca e nera. E’ seduta su un prato, classica espressione da bassethound perplesso. Una meraviglia. Anche Lina se ne innamora subito.

Arriva domenica pomeriggio e io non faccio altro che pensare all’incontro dell’indomani con la cagnetta dalle lunghe orecchie quando sento il telefonino di Lina suonare, lei rispondere e poi chiudere con un tono funereo. Arriva in salotto e mi fa: “La cucciola non c’è più”. “Come non c’è più?”. “Purtroppo è morta questa mattina. La ragazza dice che l’ha portata dal veterinario per le vaccinazioni. Tornati a casa ha avuto convulsioni, è stata male, si è irrigidita. A nulla sono valse le cure immediate. E’ morta. Il veterinario le ha confermato che può capitare”.

L’ho vista solo in foto, non ho nemmeno pensato a un nome, ma il cuore mi si spezza. “Direi che come segnale può bastare – rispondo rattristito e incavolato nero – basta cani”.

Passa un mese, il giorno del compleanno si avvicina, al bassethound non ci penso più, o almeno cerco. Ma le sorprese sono sempre dietro l’angolo. A metà maggio scopro finalmente il significato di certi sorrisetti, occhiate sfuggenti, discorsi lasciati a metà quando entravo in una stanza dove Lina in quel momento confabulava con gli amici più stretti. Alla fine rivela: “Senti, se sei d’accordo avrei una proposta da farti. Qui vicino, a Villorba, c’è una signora che ha una cucciolata di bassethound da sistemare. Che ne dici? Andiamo a dare un’occhiata?”. Certo che sì.





Isotta la Cacciatrice

13 03 2011

“Hanno froge cadenti, fulvo mantello e lunghi orecchi penduli che spazzano le rugiade dell’alba. Zampe corte ritorte e pappagorge da torelli tessali. Lenti all’inseguimento, ma gole sonore intonate come ben accordate campane”.

Direi che ci siamo. William Shakespeare, nel suo Sogno di una Notte di Mezza Estate, usa parole intrise di poesia, immagini dolci, ma rende l’idea: quello descritto è sicuramente un segugio. In molti lo identificano nel Bassethound. E io, guardando la mia Isotta mentre dorme pacifica arrotolata sul suo cuscino accanto al divano, non posso che essere d’accordo. Anche se, forse, considerata l’epoca, parlare di Bassethound come lo intendiamo oggi è azzardato.

Il grande poeta inglese scrive a cavallo tra Cinquecento e Seicento. Il cane dalle lunghe orecchie, che oggi ci delizia gli occhi, compare per la prima volta nel 1863 alla Mostra del Cane di Parigi: quasi due secoli dopo. Origine francese quindi.

In realtà il Bassethound mischia razze antiche e paesi. I francesi lo hanno creato, gli inglesi allevato e gli americani reso famoso. Alla fine, per la Cinofilia ufficiale, è inglese a tutti gli effetti. Nel 1880 alcuni esemplari furono esposti nella mostra di Volverhampton. Ma nel 1866 il nome Bassethound inizia ad apparire nella letteratura inglese ed ad essere allevato su basi scientifiche. Nel 1883 venne fondato proprio in Inghilterra il primo Bassethound Club e nel 1887 venne redatto e ratificato al Club il primo standard della razza.

Isotta, nel suo sangue, nasconde nobili origini. Lei non lo sa, ma quando procede senza ma alzare il tartufo da terra, letteralmente stregata da un odore ipnotico, sempre più intenso perché racchiuso tra le enormi ed eleganti orecchie che formano una sorta di tendina attorno al suo musetto, segue una traccia proprio come i suoi avi. Che poi sia una pista di “sangue” alle costole di qualche coniglio ferito o un semplice odore di quelli che riempiono la campagna, poco importa: lei è programmata per annusare, fiutare. Il suo mondo è fatto di mille odori più che di mille immagini. Per lei io sono principalmente un odore, forse un volto. E mettere a frutto questa sua dote per stanare una preda o per creare una mappa olfattiva del mondo che la circonda è assolutamente la stessa cosa.

Isotta è un Bassethound, una cagnetta di razza, come si dice. Ma anche il frutto di un’accurata selezione. In lei vive una componente di Bloodhound, gran segugio, e una parte di Basset francese, altro nobile cane da caccia e da traccia. Lei non lo sa perché è nata per farmi compagnia e ammattire, ma nel suo dna è una cacciatrice. E che cacciatrice.

Vivere assieme a un Bassethound è un’esperienza notevole. Da cucciolo ti strega con il suo sguardo languido, la goffaggine, la simpatia. La prima volta che lo vedi procedere baldanzoso per poi inciampare sulle proprie orecchie già ti frega: impossibile separarsene.

Oggi è solo un cane da compagnia. Un allevatore con la passione per la caccia mi ha confidato: “Ha un fiuto portentoso, è infaticabile, cammina per ore, ma come faccio ad andare a cacciare con un cane simile?”. Anche in mezzo ai campi, con la doppietta in mano, l’immagine insomma è importante. Vuoi mettere incedere scortato da un Setter piuttosto che da un Retriver? Cani magnifici, eleganti, nobili. Anche il Bassethound è un cane di nobilissimo profilo, dai lineamenti non proprio delicati ma sicuramente importanti, però viaggia raso terra. E questo, al giorno d’oggi, lo frega.

Più che camminare, trotterella con la possente coda al vento come una bandiera. Non è elegante ma  piuttosto buffo. Viene da ridere al solo pensiero di vederlo balzare in avanti sulle tracce di una lepre o di un fagiano. A caccia non ci va quasi più. Per fortuna, aggiungo io. I suoi pregi sono altri. Quali? Appena “Isottina” la smette di sterminare i fiori del giardino dopo aver fatto a brandelli lo zerbino dell’ingresso, inizio l’elenco…





MIRA

16 12 2008

Prima il treppiede scagliato contro Berlusconi (ricordate? Qualche anno fa a Roma…) Poi le scarpe tirate contro Bush da un cronista iracheno: ragazzi, migliorate la mira…. :-)





SOGNI

16 12 2008

«Ho trascorso bene la notte perché mi sono ricordato dove eravamo l’anno scorso in questo periodo». Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan, risponde così alle domande sul k.o. che i rossoneri hanno incassato ieri contro la Juventus. «Siamo quasi al 16 dicembre, una data importante per il Milan. Non so se vi ricordate cosa è successo 16 dicembre dell’anno scorso quando altre squadre erano a casa e il Milan si è laureato Campione del Mondo».

Che dire? Dopo una risposta così, che fa il paio con “quando vinciamo a torino è sempre scudetto”, il buon Galliani fa bene a starsene a letto a dormire e sognare i fasti di un tempo. Ormai non gli è rimasto altro….





IL PRIMO NATALE

12 12 2008

libreria, mobiletto, credenza, tavolino, divano e tv posizionati meglio: ora il salotto di casa mia è davvero accogliente. e poi l’albero di natale… Chi naviga tra un’isola e l’altra conosce la mia passione per questo periodo dell’anno. E il primo Natale nella nuova dimora (a parte un imprevisto che spero di risolvere nel migliore dei modi) promette molto bene…





CAPITA SPESSO

12 12 2008

“Non te la prendere, alla juve capita spesso”. Così, con parole un po’ ciniche, Roberto Bettega ha tentato di consolare un disperato Buffon dopo la finale di Champions persa contro il Milan. Altra Juve, altro Milan. Domenica mi aspetto un risultato abbondantemente diverso: anche questo, alla Juve, capita spesso.





PALLA A SPICCHI E TAFAZZI…

5 12 2008

Notiziola tanto per non fare la figura di quello che annuncia il ritorno in vita del blog e poi non scrive più una riga per giorni. Argomento: basket. Apprendo che Ettore Messina, ex allenatore di Nazionale, Virtus Bologa, Treviso (soprattutto…) e ora a Mosca sponda Cska, la prossima stagione allenerà nella Nba, a Toronto. Ironia della sorte: proprio nel periodo più buio del basket italiano possiamo contare su tre giocatori in Nba (mai successo) e sul primo allenatore non americano della storia dei professionisti a stelle e strisce in procinto di sbarcare negli Usa. Festeggiamo o ci rassegniamo al ruolo di “Tafazzi” della palla a spicchi?





SI RIPARTE (DI NUOVO)

2 12 2008

Sinceramente avevo deciso di finirla con il blog, di cessare una volta per tutte la navigazione. Non avevo più voglia, nè tempo, nè stimoli per cercare nuovi spunti per i post. Al punto che per più di un mese non mi sono nemmeno più collegato con “tra un’isola e l’altra…”. Poi oggi scopro i nuovi commenti fatti da due amiche, seppure solo virtuali, e ci ho ripensato: per l’ennesima volta ricomincio a seguire la solita rotta…





GENTE CIVILE

13 10 2008

Leggevo domenica che, alla fine dell’Ottocento, un oscuro senatore americano diceve: “Un uomo per dirsi civilizzato deve avere un podere, una vacca e una donna”. Nell’ordine, ovviamente. Cito il passaggio alla mia dolce metà che, serafica, ribatte: “Una donna se possiede un podere, una vacca e un uomo, nell’ordine, non può dirsi civilizzata”.








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